E la pandemia finì per decreto

Lo scorso 17 febbraio il governo elvetico ha, di fatto, decretato la fine della pandemia, abolendo quasi tutte le restrizioni in un colpo solo. Non è più attivo il certificato covid (quello che altrove si chiama in green pass), le mascherine sono obbligatorie solo sui trasporti pubblici e negli ospedali, la raccomandazione del telelavoro viene eliminata, ma si lascia ai singoli datori di lavoro la facoltà di introdurre, nelle proprie aziende, misure più restrittive.

Tutto ciò avviene nel giorno in cui il 10% della popolazione del Paese è positivo; il giorno dopo l’annuncio, il ministro degli Esteri Ignazio Cassis, presidente di turno della Confederazione elvetica, è risultato positivo  al virus e deve anch’egli osservare i cinque giorni di isolamento. Immagino che anche per lui, come per noi altri comuni mortali, il certificato di guarigione sarà valido solo a partire dall’undicesimo giorno, quindi anche il ministro vivrà cinque giorni di limbo, come è capitato a me qualche settimana fa.

La Svizzera ha attualmente 2653000 casi totali, con una densità di casi di 302915 ogni milione di abitanti. Se questa densità di casi l’avesse la Germania, si troverebbe ad avere più di 25 milioni di casi (in realtà sono  circa 13500000); se l’avesse l’Italia, ci sarebbe un numero totale di casi di oltre 18 milioni (nella realtà ci sono circa  12500000 casi totali). Inoltre, solo il 70% della popolazione è vaccinato e queste ultime decisioni suonano quasi come una vittoria per i tanti, troppi no vax.  Da questi numeri, risulta evidente ancora una volta di come la Svizzera abbia deciso di non gestire la pandemia, puntando tutto sulla possibilità che si trasformi presto in un’endemia (cosa che tutti ci auguriamo, naturalmente), lasciando il tutto alla responsabilità individuale. Insomma, la Svizzera al momento è uno Stato che ha deciso di non fare lo Stato, e, si sa, sono le persone più deboli a soffrire di quest’assenza. Ha confermato questa mia  convinzione un’inchiesta del quotidiano Tages Anzeiger, pubblicata qualche settimana fa, che ha mostrato, numeri alla mano, come il tasso di mortalità per Covid-19 in Svizzera abbia colpito in modo particolare le classi sociali più deboli e gli immigrati, cioè quelle persone che hanno meno strumenti per proteggersi da sole e che hanno, di conseguenza sono coloro che hanno bisogno di uno Stato forte.

La gestione della pandemia è, in assoluto, la più grande delusione che questo Paese, per tanti altri versi eccellente, mi ha dato da quando vivo qui.  

4 Comments

  1. Fosse successo a noi io, avendo il diabete, avrei rischiato 1000 volte di più la vita …. viva l’Italia in questo, viva la recordati che protegge i fragili lasciandoli a casa ….grazie al decreto ovviamente

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