Sulla riva del mare, un romanzo da Nobel

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Ogni anno, in ottobre, aspetto con curiosità l’assegnazione dei premi Nobel nelle varie discipline. Imparo così l’importanza di nuove scoperte, talvolta gioisco per il riconoscimento a scienziati che ho imparato a conoscere durante i miei studi; mi capita di restare perplesso sui vincitori del Nobel per la pace e, come molti, aspetto con particolare ansia l’assegnazione del Premio Nobel per la letteratura. Il motivo è semplice: sono un cosiddetto “lettore forte” e quindi capita che il premio sia assegnato a un autore che conosco già, oppure il vincitore è a me totalmente sconosciuto, e la sua vittoria mi dà la possibilità di scoprire nuove letterature. Ho fatto così, negli ultimi anni, la conoscenza di autori quali Herta Mueller, Svetlana Aleksievic, Patrick Modiano, Olga Tokarczuk, Jean-Marie Gustave Le Clezio. Alcuni li ho amati, altri mi sono piaciuti molto, ho scoperto che qualcun altro non è nelle mie corde.

Ho accolto l’assegnazione dell’ultimo premio Nobel per la letteratura, ad Abdulrazak Gurnah, con sentimenti contrastanti: da un lato con gioia, perché avevo la possibilità di scoprire un autore africano a me ancora sconosciuto, dall’altro con dispiacere perché, considerando quanto la letteratura africana sia stata finora trascurata dall’accademia svedese, una vittoria del tanzaniano Gurnah esclude di fatto una vittoria dell’ottuagenario keniano Ngugi wa Thiong’o, uno dei miei miti letterari e da anni tra i favoriti per la vittoria finale. La motivazione con cui l’Accademia svedese ha assegnato il premio,

Abdulrazak Gurnah

per la sua intransigente e compassionevole penetrazione degli effetti del colonialismo e del destino del rifugiato nel divario tra culture e continenti”, non poteva non attrarmi, e perciò sono andato a cercare le poche opere tradotte in italiano, scoprendo così che La nave di Teseo si stava occupando di diffondere la produzione letteraria dell’autore tanzaniano. Il libro che vi propongo oggi è Sulla riva del mare, pubblicato in italiano con la traduzione di Alberto Cristofori. Riassumo la trama del romanzo utilizzando le parole del risvolto di copertina: Il sessantacinquenne Saleh Omar è un mercante di mobili di Zanzibar, richiedente asilo in Inghilterra. Come un Sindbad dei giorni nostri, Saleh lascia una terra dove il genio del male si è incarnato in governanti ladri pronti a ogni forma di moderna violenza politica: campi di concentramento, armi e uno stuolo di cortigiani. Al suo arrivo a Londra, all’aeroporto di Gatwick, Saleh mostra un visto non valido, rilasciato in patria da un suo parente e acerrimo nemico, Rajab Shaaban Mahmud. A Saleh è stato consigliato di fingere di non capire una parola di inglese, per cui l’assistente sociale che ha preso in carico il suo caso si trova costretta a chiedere la consulenza di un esperto di kiswahili, uno dei dialetti dell’Africa orientale: per ironia della sorte, l’interprete è Latif Mahmud, il figlio di Rajab, l’avversario di Saleh. L’uomo ha tagliato ogni ponte con la sua famiglia di origine dagli anni ’60, quando ha chiesto asilo come rifugiato in Inghilterra, dove vive nella nostalgia della sua terra. Saleh si trova ora faccia a faccia con Latif in una cittadina inglese sul mare. Entrambi rifugiati, con un’origine e un destino ad accomunarli.

Mi sono accostato a questo libro in punta di piedi e, lo confesso, ho fatto un po’ di fatica a leggere le prime righe, ma sono bastate poche pagine per rendermi conto di trovarmi di fronte a un capolavoro, per tante ragioni: il linguaggio usato, i temi trattati, la descrizione dei personaggi, il colonialismo visto con gli occhi degli oppressi e non con quelli dell’oppressore. Tra i personaggi secondari, ho amato particolarmente la vecchia tedesca Elleke, la sua storia, le sue riflessioni e la sua empatia per il protagonista. Ho gustato questo libro con calma, assaporando ogni parola. Gurnah, con le sue opere, rende esplicita la differenza tra narratore e romanziere: il primo racconta una storia, il secondo racconta, attraverso una storia, la vita, e i libri di quest’ultimo vanno oltre la trama e vanno pertanto metabolizzati, fino a restare dentro di noi, costringendoci a riflettere su quanto abbiamo letto, anche se, molto probabilmente, la trama, o almeno i suoi dettagli, l’abbiamo già dimenticata. I libri di un romanziere restano nella memoria, e leggendo Sulla riva del mare mi è stato chiaro da subito il motivo per cui Gurnah abbia vinto il Nobel.

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