Ma lasciateci festeggiare!

I primi complimenti e congratulazioni mi sono arrivati subito dopo la fine della partita con l’Udinese. Un collega turco-svizzero che lavora con me a Horgen, e poi un collega dalla Spagna, e poi tanti altri. Gli amici italiani, tifosi di altre squadre, non hanno mancato di scrivermi messaggi di auguri. La mattina dopo mi sono recato in ufficio indossando un cappellino del Napoli, e questo fatto ha stimolato i sorrisi delle persone che incontravo, fino agli auguri veri e propri della vecchia signora che incontro oggi mattina, con corollario di conversazione su quanto sia bella Napoli. Gli auguri sono andati avanti per tutto il giorno, da parte dei colleghi dei vari siti d’Europa, fino al messaggio serale dell’ex direttore generale dell’azienda presso cui lavoro, uno svizzero; un messaggio breve, in cui, oltre a scrivermi “Forza Napoli!”, mi ricordava che ben 3 giocatori elvetici hanno giocato a Napoli negli ultimi anni.

Tifosi
Anche in Madagascar si tifa Napoli

Sui social e sui giornali, però, non mancano, assieme alle congratulazioni, le voci ipercritiche, che , non so se per invidia, ignoranza, o entrambe le cose, condannano l’eccesso di festeggiamenti da parte dei tifosi napoletani. E’ indubitabile che lo scudetto di quest’anno rappresenti un evento storico per il calcio italiano. I motivi sono presto detti: il Napoli torna a vincere uno scudetto dopo 33 anni, e riporta lo scudetto al Centro-Sud dopo 22 anni, interrompendo il duopolio di Torino e Milano. Napoli è inoltre l’unica delle grandi città ad avere una sola squadra e così, quando si festeggia, è l’intera città a festeggiare, non metà, come a Torino, Milano, Roma. Quando un evento storico di questo tipo si manifesta all’estero i tifosi, giornalisti e intellettuali italiani lo accolgono con benevolenza. Qualche esempio? “Bellissimo il muro giallo del Dortmund!”,”Che bella la favola del Leicester”,”I tifosi del Liverpool esempio di passione”. Se la squadra vincente è il Napoli, questo non succede, o succede molto di meno, chissà perché.

Mau Sofia 1
Zio e nipote felici per il Napoli

Non voglio qui soffermarmi sui commenti rancorosi di diversi utenti sui social media, ma vorrei brevemente commentare gli articoli di vari giornalisti e intellettuali o presunti tali, che hanno scritto cose del tipo “i napoletani festeggiano con i soldi del reddito di cittadinanza”, “eccesso di festeggiamenti nelle società più arretrate e tribali” e “la storia napoletana non è diversa purtroppo, soprattutto quando ci accingiamo a guardar, sempre con fare critico e oggettivo, qual è lo stato delle cose”. Rispondo anch’io con fare critico e oggettivo, citando i dati dell’ultimo censimento ISTAT. A Napoli la percentuale di laureati (o con dottorato di ricerca) tra la popolazione residente è del 14.6%, a fronte del 14.3% in Italia. Se considerassimo il numero dei napoletani laureati che lascia la città per lavoro (lo scrivente ne è un esempio), questo valore sarebbe molto maggiore, ma purtroppo non ho statistiche che confermino questa mia sensazione. Il tasso di occupazione degli uomini napoletani è del 62.3% a fronte del 57.6% in Italia, mentre quello delle donne è del 37.7%, inferiore rispetto al 42.4% italiano. In conclusione, i fatti indicano che Napoli non è arretrata e nemmeno tribale, e che i napoletani non stanno festeggiando con i soldi del reddito di cittadinanza.

Se si volesse affrontare un’analisi storica e sociologica sulla povertà del sud Italia rispetto al nord, potrei soltanto suggerire di studiare con attenzione alcuni periodi storici, sui quali ci sono migliaia di pagine di storiografia. Qualche suggerimento? Napoli prima e dopo l’unità d’Italia, la questione meridionale, il fenomeno del brigantaggio… Tutti argomenti che io ho imparato sia alle scuole medie che al liceo, chissà se gli studenti settentrionali imparavano le stesse cose. E, in tempi più recenti, i milioni di migranti interni, soprattutto negli anni ’50, ’60 e ’70 del secolo scorso, per non parlare di quanti poi sono espatriati. Forse, se si analizzassero i fatti con fare critico e oggettivo, si converrebbe che la povertà del sud è conseguenza della ricchezza e del benessere del nord.

Quando avevo trent’anni, facevo di tutto per dimostrare, a chi criticava Napoli e i napoletani, quanto Napoli non fosse inferiore al resto d’Italia. Oggi questi temi non mi interessano: se pensate certe cose è un problema vostro, saprete voi se siete ignoranti, invidiosi, o addirittura razzisti. Insomma, pensate quello che volete… Ma lasciateci festeggiare!

Napoli

8 Comments

  1. Non si può che complimentarsi con il Napoli calcio e la città di Napoli per il trionfo ( perché questa non è una vittoria… è un trionfo) dentro e fuori dallo stadio. Chi non apprezza e critica è in… malafede.

  2. Solo luoghi comuni, chissenefrega.
    Pensiamo a tutte le cose belle di Napoli. La storia, la città, i monumenti, i panorami, il cibo, la simpatia e la fantasia delle persone, la loro ospitalità e potrei continuare a lungo nell’elenco. Quindi viva Napoli!

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