Ho scoperto Silvia Nirigua per caso, qualche tempo fa, grazie ai social. Rimasi folgorato dal suo “Autobiografia immaginaria di una lesbica”, non solo per gli argomenti che trattava, di cui in Italia si parla ancora troppo poco, ma per la scrittura, essenziale e precisa, direi quasi chirurgica. Non potevo perciò farmi scappare l’ultima fatica dell’autrice, e anche stavolta non sono stato deluso.
L’ultima fatica della Nirigua è il romanzo Tre di notte, da poco pubblicato da Fernandel. Tre di notte nel senso di orario o nel senso di tre persone di notte? Entrambe le interpretazioni vanno bene. L’editore presenta il libro con queste parole: Una villa nel tranquillo nord-est italiano. Una coppia affiatata, sposata da oltre vent’anni.
Una ragazza conosciuta in una chat erotica, tormentata dal suo passato. Una cena a tre per incontrarsi, con l’intento di trascorrere una nottata di trasgressione e di puro divertimento. Ma nulla va come previsto, e ben presto la cena li porta sull’orlo di un dirupo, a picco sugli errori commessi e sui fantasmi che popolano la loro l’esistenza. Una notte in cui ognuno dei tre si ritrova a fare i conti con un passato ingombrante e con verità difficili da ammettere. Potrebbe essere l’occasione per un riscatto, per un cambiamento. Lo sarà davvero?

La serata, o la nottata, ci viene raccontata attraverso gli occhi dei tre protagonisti, che riflettono su quanto accade in base al loro vissuto, alla loro sensibilità, ai loro desideri. La stessa scena è descritta in modi diversi. Ciascuno dei tre porta, in questa nottata, i propri rimpianti, le proprie miserie, i propri fallimenti, trascurando le gioie e le vittorie che la vita ha pur dato loro. Il sesso è vissuto come una distrazione, un gioco triste, non c’è gioia in quello che si fa. E così, una serata trasgressiva si trasforma in un percorso di autoanalisi da parte di ciascuno dei tre protagonisti.
Mentre leggevo il libro mi sembrava di essere a teatro e di avere i protagonisti di fronte a me. Tutto ciò, solo grazie alla scrittura della Nirigua. Una lettura che consiglio.
