Forza Anisimova!

Lo scorso sabato 12 luglio si è giocata la finale femminile del torneo di Wimbledon, tra la polacca Iga Swiatek, ex numero 1 del mondo e già vincitrice di 5 tornei dello Slam (quattro volte al Roland Garros e una volta agli US Open) e la statunitense Amanda Anisimova (foto dal web), già semifinalista al Roland Garros qualche anno fa. L’incontro si preannunciava equilibrato, per due principali ragioni: l’erba non era la superficie preferita della polacca, e inoltre l’americana aveva disputato un torneo eccellente battendo, tra le altre, la numero 1 del mondo, la bielorussa Arina Sabalenka.

La realtà è stata ben diversa: la Swiatek ha vinto l’incontro con il punteggio di 60 60, in meno di un’ora di gioco. L’unica altra volta che la finale di Wimbledon si concluse con questo risultato fu nel 1911, con la vittoria della britannica Lambert sulla connazionale Boothby. Noi spettatori abbiamo visto solo una giocatrice, la Swiatek, in campo, l’altra era rimasta, mentalmente, negli spogliatoi. Mi è dispiaciuto veramente tanto per la Anisimova, una giocatrice che qualche anno fa ha perso il padre, prematuramente, che nel 2023 si è fermata diversi mesi per tutelare la sua salute mentale, che è tornata al tennis più forte di prima, tanto da vincere, la scorsa primavera, uno dei tornei più importanti dopo quelli del Grande Slam, a Doha, presentandosi a Wimbledon come favorita numero 13. Durante una orribile premiazione, la giovane statunitense è scoppiata più volte in lacrime, ma ha avuto la grazia di congratularsi con la sua avversaria, e di ringraziare la madre, suo unico sostegno (Amanda è figlia di due immigrati russi).

Anisimova 1

Quanto accaduto alla Anisimova non è una novità, nel tennis può accadere una giornata no, in cui si resta con la testa negli spogliatoi. Certo, è terribile se questo accade in finale, ancora peggio se si tratta di una finale di un torneo Major. Abbiamo avuto dei precedenti proprio a Wimbledon, anche se non si verificò un punteggio tanto severo. Nel 2013, la tedesca Sabine Lisicki, giocatrice “erbivora”, partiva come favorita contro la francese Marion Bartoli, ma per l’emozione non riuscì a giocare il suo tennis, raccogliendo, tra una lacrima e l’altra, solo 5 games. Ma forse il momento più clamoroso resta la finale del 1993 tra Steffi Graf e la ceca Jana Novotna, una delle giocatrici più belle di tutti i tempi sui prati. Jana aveva perso il primo set al tie-break, ma cominciò a giocare talmente bene che in pochi minuti vinse il secondo set per 61 e in breve si trovò 4-1 e 40-15 nel terzo. In quel momento si rese conto che stava per scrivere un capitolo fondamentale della storia del tennis e… si bloccò! Commise due doppi falli consecutivi, steccò tutti i colpi possibili, e l’incontro si concluse con la vittoria della Graf per 76 16 64. Durante la premiazione (a quei tempi i giocatori non dovevano pronunciare alcun discorso durante la cerimonia) la Novotna scoppiò in un pianto incontenibile sulla spalla della duchessa di Kent, che cercava invano di consolarla. Fu solo cinque anni dopo, e dopo un’altra finale persa (nel 1997) che la Novotna riuscì a prendersi la rivincita e vincere finalmente il suo meritato Wimbledon.

L’episodio più simile a quello di sabato scorso si verificò però al Roland Garros, nel 1988, quando la solita Graf batté, con il punteggio di 60 60, la sovietica Natalia Zvereva che, in lacrime durante la premiazione, rifiutò il microfono. La Zvereva aveva, allora, solo 17 anni, e quella finale le segnò la carriera in singolare, tanto da dare priorità al doppio, diventando facilmente la numero 1 del mondo di specialità. Solo a fine carriera Natalia si renderà conto di essere anche un’ottima giocatrice di singolare, tanto da battere, proprio a Wimbledon, Steffi Graf.

Io auguro alla Anisimova di riprendersi presto dalla sconfitta e di continuare con successo la carriera di singolare; sono certo che, se ci crederà, molto presto sarà lei a vincere un torneo del Grande Slam.

P.S. Della storica vittoria di Sinner non scrivo, lo stanno facendo tutti. Mi limito a immaginare cosa avrebbe scritto Gianni Clerici.

3 Comments

  1. Perdere non è mai un fallimento. Il fallito vero è colui che non si cimenta. Anisimova vincitrice morale di wimbledon 2025 perché rinascere dalle proprie ceneri e dai propri turbamenti, è il trionfo vero su tutto. Bravo Maurizio, impeccabile per lo stile, per il pensiero e per le date!!!!!! Godiamoci l’italiano numero 1 al mondo.

  2. Non ho visto le partite, né maschili né femminili.
    Spero fuori dai riflettori possa trovare lo spazio e le persone per digerire quest’esperienza, lontano dalla pressione sia mediatica che degli sponsor, allenatori etc.
    E grazie le prospettive meno battute e più interessanti.

  3. Fino a due righe prima della fine del resoconto di un piccolo dramma avrei voluto chiederti un commento anche sulla finale maschile… poi sono arrivato lì!
    Prendo atto, ma mi resta la curiosità.
    Tu che, a differenza forse di molti dei commentatori, qualcosa ci capisci potendo anche dire, a buon diritto, di immaginare cosa avrebbe scritto Clerici, nel caso volessi ripensarci ti leggerei volentieri!

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