/

17 maggio, si lotta sempre

Rear view image of young couple walking with the pride event, hugging and waving pride flags

Come ogni anno, il 17 maggio si celebra la giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. Nota anche come IDAHOBIT, istituita nel 2004 per promuovere la sensibilizzazione e il contrasto alle discriminazioni nei confronti della comunità LGBTQIA+. Perché questa data? Perché il 17 maggio di 36 anni fa l’Organizzazione Mondiale della Sanità rimuoveva l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Avete letto bene, è accaduto solo 36 anni fa. Quando andavo a scuola io, le persone omosessuali erano considerate malate.

36 anni, eppure in nessun Paese al mondo si è realizzata la piena parità di diritti; 36 anni ed è ancora necessario combattere per conquistare nuovi diritti, o solo per proteggere quelli già ottenuti. Certo, la situazione varia da Paese a Paese: in Sudan, Somalia, Emirati Arabi, Arabia Saudita, l’omosessualità è un reato punito con la pena di morte. In altri Paesi è un reato punibile con anni di galera (recentemente Senegal e Burkina Faso hanno inasprito le pene in questo senso). In molti altri Paesi, tra i quali l’Europa tutta, non si rischia la vita, ma diritti e discriminazioni differiscono luogo per luogo. In Europa occidentale esiste il matrimonio egualitario, con l’eccezione dell’Italia. Nell’Europa dell’est, la strada dei diritti è più lunga.

L’associazione ILGA , International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association, ha pubblicato, lo scorso 12 maggio, l’ultimo rapporto sullo stato dei diritti LGBTIQA+ in Europa. Sul loro sito europeo trovate la Rainbow map. Prendendo in considerazione 7 categorie (eguaglianza e non discriminazione, famiglia, crimini d’odio e parole d’odio, riconoscimento legale del genere, integrità del corpo delle persone intersex, spazio nella società civile e asilo), la rainbow map mostra, nazione per nazione, in quale percentuale le persone LGBTIQA+ godono degli stessi diritti delle persone eterosessuali. La situazione italiana è tristissima, con una percentuale di diritti del 24.11%, che colloca il nostro Paese al trentaseiesimo posto in Europa, vicinissima a Paesi quali Ungheria (22.70%) e Polonia (21.50%); lontanissima da Paesi quali il Montenegro (52.84%), Albania (40.58%), Kosovo (34.82%), Moldova (38.41%).

Avevo pubblicato un articolo sullo stato dei diritti delle persone LGBTIQA+ nel 2022, all’inizio del governo Meloni. Anche allora la situazione era triste, con l’Italia che occupava il trentatreesimo posto su 49 nazioni, con il 25% dei diritti garantiti. In questi ultimi anni, siano riusciti nell’impresa di peggiorare la situazione, cosa non facile ma nemmeno, purtroppo, sorprendente. Attualmente, le 4 nazioni a garantire più diritti sono Spagna (88.70%), Malta (87.73%), Islanda (85.56%) e Danimarca (85.10%).

Guardando nel dettaglio i numeri dell’Italia, si vede come non sia stata implementata nessuna azione atta a contrastare i crimini di odio, pochissime iniziative a tutela delle famiglie, nessuna azione per garantire l’integrità del corpo intersex, poche azioni per quanto riguarda le richieste di asilo da parte di chi, nella propria terra, è in pericolo a causa del proprio orientamento sessuale.

Per questi motivi è necessario combattere, battersi per avere una società migliore. Suppongo che la maggioranza dei lettori di questo scritto sia eterosessuale, quindi non tutti si sentono toccati da questo argomento. Vorrei allora ricordare che stiamo parlando dei diritti di nostro fratello, della nostra vicina, dei nostri colleghi di lavoro, di nostra figlia… E’ necessario parlarne, impegnarsi, scendere in piazza per garantire diritti a tutti. Ma fatemi sottolineare, ancora una volta, che la prima azione che ognuno di noi può e deve fare, è quella di esercitare il proprio diritto di voto, sapendo distinguere tra chi si batte per i diritti di tutti e chi si impegna a garantire i privilegi di alcuni, in ogni campo.

3 Comments

  1. Difendere i diritti umani, incluso quello della propria identità di genere e orientamento sessuale, è necessario sempre. Quando si abbassa la guardia questi vengono erosi, come ora in Italia.

  2. Non posso che unirmi a te nel sottolineare quanto sia importante l’ultima frase che scrivi:. Quando ribadisci come una delle più semplici, ma decisive battaglie da sostenere, sia quella, assolutamente incruenta, di esercitare con fiducia e con determinazione uno dei diritti che, per fortuna, ancora abbiamo. Quello dell’esercizio del voto!

  3. Capite perché non esiste l’etero pride? Perché nessun genitore si sognerebbe di ammazzare il proprio figlio perchè etero. Capite perché bisogna andare a manifestare il giorno del pride (e non solo)? Perché tutti, qualsiasi cosa si sia, abbiano il diritto di essere quello che sono. Senza troppi giri di parole, è tutto qua.
    https://firenze.repubblica.it/cronaca/2026/06/24/news/versilia_camaiore_uccide_moglie_figlio_omicidio-425431330/?ref=RHLF-BG-P2-S1-T1-roq18

Lascia un commento

Your email address will not be published.