Cesidio Celidonio: un impegno costante contro le disuguaglianze

Le disuguaglianze vanno combattute e tutti insieme si lotta per ottenere un mondo migliore. E’ così che nasce la coscienza politica di Cesidio

Cesidio nasce a Villetta Barrea, un bellissimo paese immerso nel parco nazionale dell’Abruzzo, a metà degli anni ’50, e già da piccolissimo fa la sua prima esperienza di migrazione; la sua famiglia infatti si trasferisce a Roma, pur non recidendo alcun legame con l’Abruzzo. Il piccolo Cesidio trascorrerà sempre le vacanze a Villetta Barrea, dai nonni e dagli zii.

Nella capitale la famiglia si stabilisce all’Acquedotto Felice, più che una borgata, una favela, dove le condizioni di vita si rivelano fin da subito dure. Nonostante le difficoltà economiche, i genitori di Cesidio non lesinano alcun sacrificio pur di garantire un’istruzione adeguata ai propri figli, e Cesidio li ripaga apprendendo con profitto.

Vi è un evento specifico che cambia la vita di Cesidio e dei suoi fratelli: l’arrivo all’Acquedotto Felice di don Roberto Sardelli, discepolo di don Milani, che decide di andare a vivere nella baraccopoli, che organizza una scuola pomeridiana, la “scuola 725”, sullo stile di quella di Barbiana, che fonda un movimento per il diritto alla casa. Il ragazzino Cesidio partecipa alla stesura del libro “Non tacere”, un testo per bambini che don Sardelli scrive con i piccoli abitanti dell’Acquedotto Felice.La “scuola 725” fece scalpore alla fine degli anni 60 per la “lettera al Sindaco di Roma” in cui si denunciavano le condizioni dell’Acquedotto Felice e si rivendicava il diritto alla casa. La vita di don Roberto è stata raccontatamolti anni dopo nel documentario “Non tacere”, a cui anche Cesidio ha partecipato.

2007, Non tacere di Fabio Grimaldi, prodotto da Blue Film, fotografia di Antonio Covato, montaggio di Luca Morazzano e Tommaso Valente, scritto da Fabio Grimaldi e Manuela Tempesta.

L’incontro con don Sardelli aiuta Cesidio non solo a prendere coscienza delle disuguaglianze, ma anche a non accettarle passivamente. Le disuguaglianze vanno combattute e tutti insieme si lotta per ottenere un mondo migliore. E’ così che nasce la coscienza politica di Cesidio; viene pertanto naturale avvicinarsi alla FGCI, la federazione giovanile comunista italiana.

La Svizzera entra nella vita di Cesidio nel 1974, subito dopo il diploma; ha le sembianze di una ragazza di Olten, Ursula, anch’ella fresca diplomata, venuta a Roma per imparare la lingua italiana. I due giovani si innamorano, ed è proprio l’amore che fa prendere a Cesidio la decisione di trasferirsi a Olten. All’inizio della sua avventura elvetica, Cesidio si adatta ai più svariati lavori, nei cantieri, nel ristorante della stazione di Olten… Sono frequenti i viaggi di Cesidio in Italia; il giovane romano infatti studia Sociologia all’Università di Roma, dove torna regolarmente per sostenere gli esami. Un giorno viene a sapere che il Consolato italiano sta cercando insegnanti per organizzare i corsi di lingua e cultura, e così si getta a capofitto in questa nuova avventura. Erano, quei corsi, estremamente importanti per la comunità italiana, perché molti nostri connazionali progettavano di tornare a casa dopo qualche anno in Svizzera, e volevano trasmettere ai figli la conoscenza della nostra lingua e cultura, e i bravi insegnanti potevano fare la differenza.

E’ grazie a questi corsi che Cesidio viene a contatto con l’emigrazione italiana: scopre un’umanità che lavora molto, impara le loro storie, viene a contatto con gli ex bambini nascosti che, usciti dalla clandestinità, grazie a questi corsi hanno la possibilità di studiare. Nel corso degli anni, in un contesto di emigrazione sempre più orientata a stabilizzarsi in Svizzera, Cesidio continua ad impegnarsi per qualificare e meglio integrare i corsi nel sistema scolastico svizzero. Un’esperienza a cui lui è rimasto molto legato è quella della scuola elementare bilingue di Basilea, nella quale, nei primi anni 2000 in veste di insegnante e di coordinatore didattico, dedica molte energie per farne un modello innovativo di bilinguismo e di scuola a tempo pieno.

La maggior parte dei lavoratori italiani che Cesidio frequenta è costituita da uomini; le donne fanno vita più ritirata e sono impegnate con i figli. Il giovane romano comincia a frequentare le varie organizzazioni italiane e si impegna per un’integrazione efficace dei nostri connazionali. Quasi per caso, si ritrova a far parte della sezione del PCI di Olten, affiancando così l’ impegno politico al suo impegno sociale. Il giovane insegnante è sempre attento a distinguere il suo ruolo di educatore dall’attivismo politico, evitando di mescolare i due aspetti. Negli anni ottanta e novantaè molto impegnato nel sindacato, con la CGIL scuola; con gli altri colleghi, contribuisce a instaurare dei legami con il sindacato svizzero e insieme si impegnano per un’integrazione efficace e per superare il concetto di classi differenziali. Grazie all’attività politica, nei weekend si impegna, con altri compagni iscritti, a diffondere il quotidiano l’Unità, nelle campagne di tesseramento, a organizzare riunioni. Anche in questo caso la presenza femminile è minoritaria, ma non è assente. Con il tramonto del PCI, Cesidio continua la sua attività politica nel PDS, fino a ricoprire il ruolo di segretario di una delle federazioni presenti in Svizzera.

Negli ultimi quindici anni di lavoro, Cesidio insegna nella scuola secondaria svizzera, come docente di italiano.

Inoltre dal 2010, insieme ad altri connazionali, dà vita all’UNITRE di Olten, nella quale, fino all’irrompere del Covid, tiene annualmente corsi di italiano, di storia, di educazione alla cittadinanza. Un’esperienza, questa, che lo arricchisce molto sul piano professionale e dei rapporti umani.

Certo, soprattutto i primi anni si rende conto che c’è tanto razzismo nei confronti degli italiani, ma attraverso la politica e l’impegno sociale scopre che esiste anche un’altra Svizzera, solidale e attenta ai bisogni delle comunità immigrate. E in questo ambiente Cesidio stringe le sue amicizie. Ma ci tiene a sottolineare che soprattutto nella vita privata non ha mai avvertito pregiudizi e atteggiamenti anti-italiani. Anzi! La famiglia di Ursula, che diventerà sua moglie nel 1979 e con la quale avrà due figlie, lo ha accolto fin da subito come uno di loro.

La vita di Cesidio in Svizzera, e la sua storia d’amore, è stata caratterizzata dalla bellezza, ma anche talvolta dalla fatica e dalle difficoltà di due culture che si incontrano. Dopo aver trascorso la sua vita professionale a lottare contro le disuguaglianze e a favorire l’integrazione, un nuovo impegno lo attende ora che è in pensione: nonno Cesidio dovrà stimolare e mantenere vivo nei suoi quattro nipotini l’amore per il nostro Paese, la sua lingua e la sua cultura.

Già pubblicato su Sconfinamenti, il 3 aprile 2021

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