Il re ombra: quando gli aggressori eravamo noi

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Questi giorni, monopolizzati dalla guerra in Ucraina, ci fanno inevitabilmente solidarizzare con chi resiste all’aggressore, con chi cerca di scacciare l’invasore, pur avendo molti meno mezzi per farlo.

Mentre ci sentiamo vicini al popolo ucraino, tendiamo a dimenticare che, non troppi anni fa, gli aggressori siamo stati noi e che altre popolazioni, in particolare quella etiope, con molti meno mezzi dei nostri, hanno operato una strenua resistenza proprio contro il nostro esercito.

Si tratta di una pagina di storia che quasi non si studia a scuola o, se lo si fa, la si tratta in maniera superficiale e di fretta, giusto prima di chiudere l’anno scolastico. Per conoscere ciò che siamo stati, è necessario documentarsi individualmente, attraverso la lettura di saggi (tra i migliori per me, quelli dei Prof. Del Boca e Labanca) o anche di romanzi. Su alcuni di questi avevo già scritto un articolo. Le mie letture finora avevano un unico limite: tutti gli autori che leggevo erano italiani. Ha colmato questa lacuna la mia carissima amica Piera, regalandomi il romanzo Il re ombra di Maaza Mengiste, appena pubblicato in italiano da Einaudi con la traduzione di Anna Nadotti. Il romanzo, pubblicato nel 2019 e tradotto già in diverse lingue, ha vinto numerosi premi, tra cui il prestigioso premio The bridge, che si propone come un “ponte letterario” che unisce le culture americana e italiana, favorendone la mutua comprensione.

L’autrice, nata ad Addis Abeba e residente a New York, dove insegna all’università, si è ispirata alla storia della sua bisnonna per scrivere questo romanzo. Getey, questo il nome della bisnonna, si era sposata molto giovane, con un uomo tanto più anziano di lei. Quando l’imperatore Hailé Selassié ordinò alle famiglie di mandare i primogeniti nell’esercito, lei si presentò volontaria in quanto primogenita. Il padre si oppose e, quando consegnò il proprio fucile allo sposo della figlia perché rappresentasse la famiglia, Getey intentò una causa per riavere il fucile. Vinta la causa e riavuto il fucile, si arruolò e andò in guerra.

La bisnonna Getey ha ispirato la figura della protagonista di questo romanzo, Hirut, ragazzina spaurita, orfana di entrambi i genitori, vittima di un sistema patriarcale che la vuole schiava. Quando però la guerra contro gli invasori italiani si fa incandescente, Hirut si arruola e diventa la temuta guardiana del “re ombra”. Il romanzo è composto di tre grandi sezioni, oltre al prologo e all’epilogo: l’invasione, la resistenza e i ritorni. Accanto alla storia di resistenza di Hirut e del suo popolo ve ne è un’altra, quella di Ettore, fotografo ebreo in missione in Etiopia. Sia Hirut che Ettore ripercorreranno la storia delle loro famiglie e, inevitabilmente, la storia recente dei loro Paesi.

Questo romanzo ha tanti pregi, primo fra tutti il merito di farci scoprire una pagina poco conosciuta della storia, ma anche quello di mettere al centro degli avvenimenti le donne, quelle donne che tante guerre hanno combattuto e che mai sono state riconosciute. Da non perdere.

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