Origini, o della casualità del luogo di nascita

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La mia velocità di lettura è molto superiore alla mia velocità di scrittura, e così non vi ho ancora raccontato di alcuni libri, profondi e importanti, pubblicati negli ultimi mesi, che a mio parere vale la pena leggere.

La proposta di oggi è Origini, di Sasa Stanisic, pubblicato in tedesco nel 2019 e ora proposto da Keller, con la traduzione di Federica Garlaschelli. Stanisic è uno scrittore tedesco, nato a Visegrad (Jugoslavia) nel 1978, e vive in Germania dal 1992. In questo libro l’autore racconta la sua storia, di rifugiato, poi di immigrato integrato, e infine di cittadino tedesco, e, attraverso la storia della sua famiglia, riflette sul significato delle origini di ognuno di noi. L’autore descrive il suo libro così: ORIGINI è un libro sulla prima casualità che segna la nostra biografia: nascere da qualche parte. E su quel che accade dopo.

ORIGINI è un libro sui luoghi che sono la mia patria, quelli della mia memoria e quelli che ho inventato. È un libro sulla lingua, sul lavoro nero, sulla staffetta della gioventù e su molte estati. L’estate in cui mio nonno ha pestato il piede di mia nonna mentre ballavano, e io ho rischiato di non nascere. L’estate in cui per poco non sono annegato. L’estate in cui il governo federale ha deciso di non chiudere le frontiere, simile all’estate in cui sono fuggito, attraverso molti confini, in Germania.

ORIGINI è un addio a mia nonna affetta da demenza senile. Mentre io colleziono ricordi, lei li smarrisce.

ORIGINI è triste, perché per me le origini hanno a che fare con ciò che non possiamo più avere.

In ORIGINI ci sono morti e serpenti che parlano, e la mia prozia Zagorka che parte alla volta dell’Unione Sovietica per diventare cosmonauta.

ORIGINI è anche questo: uno zatteriere, un frenatore, una professoressa di marxismo che ha dimenticato Marx. Un poliziotto bosniaco che vuole farsi corrompere. Un soldato della Wehrmacht che ama il latte. Una scuola elementare per tre alunni. Un nazionalismo. Uno yugo. Un Tito. Un Eichendorff. Un Saša Stanišić.

La lettura di questo libro mi ha colpito, per diversi motivi: mi ha fatto riflettere sulle mie origini, sulla fortuna che ho avuto a nascere nel luogo in cui sono nato, nel tempo in cui sono nato, nella famiglia in cui sono nato; mi ha riportato col ricordo a mia nonna, anch’ella vittima di demenza senile, all’amore che mi ha dato e alla tenerezza che mi faceva quando, nell’ultimo periodo della sua vita, la malattia l’aveva resa una bambina indifesa; mi ha portato a pensare, ed empatizzare, con chi a causa della guerra deve lasciare tutto e provare a salvarsi la vita, per poi ricominciare in un altro Paese, svolgendo i lavori più umili, per sopravvivere e garantire un futuro migliore alla generazione successiva. Cosa avrei fatto io una simile situazione? Quale sarebbe stato il mio spirito di adattamento.

Il romanzo ha un finale originale, che sarà il lettore stesso a scegliere; un’idea geniale che mi ha entusiasmato.

Ho letto questo libro mesi prima dello scoppio della guerra in Ucraina, e mi ha emozionato. Con lo scoppio della guerra considero questa lettura una necessità, le pagine di questo libro continuano a ronzarmi in testa, ed è venuto il momento di condividere questa lettura con voi.

4 Comments

  1. Molto interessante e credo che il libro è gli argomenti trattati possano riportarci alla mente le nostre di origini
    Grazie Maurizio

  2. La “prima casualità che segna la nostra biografia: nascere da qualche parte”.
    Un gioco del caso, un azzardo che porta con sé conseguenze così condizionanti e definitive…

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