Wimbledon esclude dal torneo i tennisti russi e bielorussi: è giusto?

E così il comitato organizzatore del torneo di Wimbledon ha deciso: non verrà accettata l’iscrizione degli atleti russi e bielorussi all’edizione 2022 del più prestigioso torneo di tennis del mondo. La ragione è chiara a tutti: il conflitto in Ucraina. I giocatori ucraini, in primis Elina Svitolina e Alexander Dolgopolov, hanno gioito per questa decisione, e ringraziato gli organizzatori per il sostegno esplicito alla causa della pace. Le organizzazioni tennistiche ATP e WTA, e diversi giocatori, si sono espressi nettamente contro la decisione. Tra di essi, il numero 1 del mondo Novak Djokovic, che, dopo aver ricordato di essere, lui figlio della guerra in Jugoslavia, decisamente contro la guerra, ha anche sostenuto che quando lo sport si mischia con la politica non vengono mai fuori cose buone.  

A differenza di Djokovic, io apprezzo gli sportivi che si esprimono sui temi di attualità, sociali e politici. Non sono obbligati a farlo ma, essendo essi stessi un modello per tante persone, giovani e meno giovani, la loro opinione su certi temi può influenzare i loro sostenitori. Come Djokovic però, anch’io penso che gli atleti russi e bielorussi non vadano esclusi dal torneo. Nello specifico, diversi di loro hanno preso posizione: penso al top ten russo Andrei Rublev, che alla fine dei suoi match ha più volte scritto sulla telecamera la frase “NO WAR”; a Vera Zvonareva, che ha giocato con la stessa scritta sul cappellino; alla bielorussa Vika Azarenka, che è scoppiata in lacrime durante un match, e ha poi spiegato che il dolore per la guerra in corso era per lei insopportabile.

In generale, non penso che gli individui debbano pagare personalmente per le azioni dei governanti della loro nazione. Cerco di esplicitare meglio questo concetto prendendo come esempio me stesso, pur con la consapevolezza di non essere un personaggio pubblico. Combatto dal 1994 le idee politiche di Silvio Berlusconi, numero di tessera 1816 della loggia P2, più volte processato (talvolta  condannato, più spesso i reati sono stati prescritti,  qualche volta è stato assolto). Ho tra i miei valori fondamentali l’antifascismo e combatto da sempre i rigurgiti post-fascisti, da Fini a Giorgia Meloni. Se il primo, a un certo punto della sua parabola politica, ha abiurato il fascismo, la seconda non l’ha mai fatto. E sono, da sempre, contro il razzismo xenofobo della lega: da quello di Bossi, che voleva addirittura la secessione nord-sud, a quello moderno di Salvini, contro i migranti, oh solo quelli che provengono da determinate geografie.

Ebbene, tutti i signori sopraccitati sono stati, in qualche momento, al governo della Repubblica italiana, e corriamo il rischio di ritrovarli al governo in futuro. Ho sempre combattuto le loro idee e continuerò a combatterle (forse è utile specificare che non ho niente contro di loro personalmente). Mi ha dato molto fastidio quando, negli ultimi decenni,   sono stato assimilato, soltanto perché italiano, ai suddetti governanti. Troverei intollerabile se, in futuro, mi venisse impedito di accedere a una manifestazione, soltanto per il mio passaporto.

E voi, che ne pensate? Siete mai stati discriminati per la vostra nazionalità?    

8 Comments

  1. Non sono d’accordo sulla decisione di non far giocare i tennisti russi. Le colpe di un folle non possono ricadere nè sullo sport nè sulla vita in generale ma ahinoi continuano ad esistere questi individui…. solidarietà ai giocatori russi con la speranza che si possa fare dietro front
    Grazie Maurizio
    Ps fortunatamente non ho mai subito discriminazioni in quanto italiano

  2. Durante una conferenza stampa, alcuni giornalisti hanno chiesto ad Andrey Rublev le sue opinioni sulla decisione di Wimbledon di bandire i giocatori russi e bielorussi.
    Rublev ha raccontato di aver partecipato ad una chiamata che comprendeva alcuni giocatori e gli organizzatori di Wimbledon, così da poter chiarire la situazione ed eventualmente trovare delle soluzioni.
    Rublev ha affermato di non aver compreso le ragioni che gli sono state esposte dagli organizzatori del torneo londinese. In particolare, il tennista si è detto pronto a firmare qualsiasi dichiarazione, a donare il suo montepremi alle famiglie e ai ragazzi ucraini che stanno soffrendo in questo momento. Secondo Andrey questo avrebbe più senso rispetto alla decisione di escludere tutti i tennisti senza avere la possibilità di scegliere, decisione che lui definisce discriminatoria.
    «Io sono russo, sono nato in Russia, ho vissuto in Russia per tutta la mia vita. Vorrei solo poter dimostrare che siamo brave persone», con queste parole conclude la sua dichiarazione

  3. Martina Navratilova: “I respectfully disagree. The only option these players would then have is either quit playing tennis or quit their country and defect. I defected in 1975 so I could play tennis and I would not wish that on any human being. The price is too high…”

  4. Per cercare di elaborare una decisione che definirei come minimo scomoda perché discrimina persone (in questo caso atleti) per la loro nazionalità, se non proprio razzista (perché discriminare per provenienza razziale lo è) hai tirato in ballo la nostra di “razza”. Mia figlia andò a fare un semestre di scuola a, Santiago del Cile, in un istituto frequentato da cileni di origini tedesche. Ad un certo punto gli insegnanti le hanno chiesto di preparare ed esporre una presentazione in cui raccontava la sua nazione, cercando appunto di svincolarla da pizza spaghetti mafia e… Berlusconi. Pensa te! In conclusione, provo a concludere io anche per te: probabilmente la cosa giusta è includere tutti, ovviamente all interno delle regole sportive che vengono date. E far partecipare anche i russi potrebbe alla fine essere il giusto messaggio di questa pessima guerra (non so se esiste una bella guerra, ma penso che è impossibile) guerra in cui un uomo pazzo al potere, forse appoggiato da un pugno di oligarchici, vuol fare intendere di essere nel giusto e di avere dalla sua parte anche il popolo. Nulla di più falso. Di là una nazione allo stremo, costretta a cercare di difendersi utilizzando le armi che il mondo le sta fornendo,
    esasperando al contempo il loro nazionalismo

  5. Anche io trovo che sia un triste e grave errore aver “escluso” sportivi da competizioni sportive varie, musicisti da concerti in giro per il mondo, scienziati da collaborazioni future, etc. In quanto italiana non ho mai vissuto situazioni di esclusione immagino perché l’Italia “moderna” -per quanto sgangherata- non si è resa colpevole di azioni così gravi. MA… in un mondo perfetto, non sarebbe bello se tutti questi personaggi russi di rilievo internazionale si alzassero in piedi e denunciassero pubblicamente e con voce stentorea -in Russia- la dittatura imperialista di Putin ? Non sarebbe bello se tutti gli altri tennisti, direttori d’orchestra, Università prestigiose, laboratori scientifici si alzassero in piedi e rumorosamente denunciassero queste follie nutrite unicamente da sete di potere ?

  6. Anche io penso, come la maggior parte dei commenti ha messo in evidenza, che la musica, l’arte, lo sport, la scienza non debbano schierarsi rispetto alla guerra ma essere inclusivi perché possono essere veicoli di messaggi di pace, unificazione. Tuttavia, la storia insegna che quando un popolo o una nazione è coinvolta in eventi eclatanti è difficile scardinare l’immagine che si viene a creare e da qui pregiudizi e discriminazioni che si rafforzano e perdurano nel tempo.

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