L’ascaro: una storia anticoloniale

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Il libro che vi presento oggi ha quasi cento anni; fu infatti scritto nel 1927, anche se per la pubblicazione fu necessario aspettare la fine della seconda guerra mondiale. Solo nel 2012 il libro fu tradotto in inglese, e solo pochi mesi fa è stato pubblicato in italiano, grazie alla casa editrice napoletana Tamu.

Sto parlando del breve romanzo L’ascaro – Una storia anticoloniale, scritto in tigrino dal teologo eritreo Ghebreyesus Hailu. Questo romanzo rappresenta una pietra miliare della letteratura africana, oltre a essere uno dei rarissimi esempi di romanzo sul colonialismo, scritto in pieno colonialismo da un autore locale. Rappresenta non solo una critica del colonialismo italiano che, a differenza degli altri colonialismi, si distinse per una forte separazione tra i colonizzati e i colonizzatori, ma mette anche in evidenza le contraddizioni dei colonizzati stessi.

La traduzione è di Uoldelul Chelati Dirar, professore di Storia e istituzioni dell’Africa presso l’Università di Macerata, che io ho imparato a conoscere grazie agli eccellenti contributi sulla rivista Africa. Il professor Dirar ha scritto anche l’introduzione al libro, in cui spiega al lettore il contesto storico, la biografia dell’autore, le sfide che la traduzione ha comportato.

L’editore presenta il libro con le seguenti parole: Tequabo, un giovane eritreo di buona famiglia, decide di arruolarsi nell’esercito in cerca di fama. L’esercito è quello di una potenza coloniale, l’Italia, che da anni occupa il suo paese. Un treno lo porterà da Asmara fino alla costa del mar Rosso, e da lì proseguirà in nave verso nord tra lo stupore per la scoperta di popolazioni, città e paesaggi nuovi. Quando però raggiungerà il deserto e si unirà alla sanguinosa campagna militare italiana per la conquista della Libia, per Tequabo il viaggio si trasformerà in un incubo in cui scoprirà l’asprezza del suo duplice ruolo di colonizzato e di strumento di un’altra colonizzazione. Terminato nel 1927 – ancor prima dell’espansione fascista in Etiopia – da un brillante religioso eritreo che aveva sfruttato i canali ecclesiastici per acquisire una formazione cosmopolita, “L’ascaro” è allo stesso tempo un tassello importante della storia letteraria africana e una testimonianza unica sul colonialismo italiano. In una singolare mescolanza di cultura popolare e riferimenti eruditi, il testo di Ghebreyesus Hailu qui tradotto dall’originale tigrino offre non solo una denuncia della brutalità coloniale, in un momento ancora vicino ai fatti, ma anticipa le riflessioni postcoloniali sugli effetti psicologici del colonialismo. 

Libro molto importante dal punto di vista storico quindi, ma l’importanza storica non deve offuscare la qualità letteraria eccellente. Tante le citazioni, da Leopardi ai proverbi tigrini, passando per la Bibbia. Eccellenti le descrizioni, che spesso commuovono, come il passaggio dei delfini, la descrizione del deserto, il dolore dei genitori che aspettano invano notizie dei figli… In alcuni momenti questo libro mi ha ricordato un romanzo contemporaneo (del 1926),anch’esso antimilitarista:  Mors tua di Matilde Serao.

Di un romanzo del genere dovrebbe occuparsi la stampa intera, gli insegnanti dovrebbero proporlo come lettura scolastica, dovremmo trovare il libro esposto nelle vetrine di tutte le librerie, eppure questo non accade, evidentemente perché nessuna grossa casa editrice ha deciso di investire su questo gioiello. Tutto quello che posso fare, nel mio piccolo, oltre a ringraziare Tamu edizioni per averlo pubblicato, è scrivere questo piccolo articolo per far conoscere L’ascaro ai miei lettori, confidando nel passaparola.

2 Comments

  1. Hai ragione che l’epoca coloniale italiana, dalla prospettiva di chi l’ha subita, andrebbe insegnata nelle scuole. Grazie per la diffusione.

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