Il tennis italiano sta vivendo un momento incredibile, sicuramente il più ricco della sua storia: quasi ogni settimana ci sono giocatori o giocatrici italiani nelle fasi finali dei tornei. Proprio in questo periodo sento acuta la mancanza di Gianni Clerici, e non solo per il bel rapporto umano che avevamo instaurato; mi chiedo spesso come avrebbe vissuto questi momenti indimenticabili, e soprattutto come li avrebbe raccontati.
Clerici manca anche perché la maggior parte dei giornalisti e commentatori televisivi italiani sta raccontando le gesta dei nostri giovani in maniera approssimata, talvolta errata, spesso con gli occhi del tifoso e non con quelli di addetto ai lavori. Scrivo appena dopo la conclusione del torneo di Wimbledon, per cui concentrerò le mie osservazioni principalmente su quanto accaduto in questo torneo.

Cominciamo con Jasmine Paolini che, prima di quest’anno, non aveva mai vinto partite sull’erba, e aveva vinto solo 4 match nei tornei del Grande Slam. Dopo una stagione in continuo miglioramento, che le ha portato la vittoria del torneo di Dubai e soprattutto la finale al Roland Garros, Jasmine ha cominciato a vincere le prime partite sull’erba e, a Wimbledon, è giunta di nuovo in finale, battendo atlete che le stanno dietro in classifica ma decisamente più a proprio agio di lei su questa superficie. In finale si è trovata di fronte la giocatrice ceca Barbora Krejcikova, ex numero due del mondo, già vincitrice del Roland Garros nel 2021, numero uno di doppio per lungo tempo, durante il quale ha avuto modo di vincere tutti i tornei dello Slam, un’atleta che gioca un tennis meraviglioso, a tutto campo, fatto di variazioni, tagli, smorzate, un’atleta che è stata fermata nell’ascesa solo dagli infortuni. La Paolini è piccolina, sa fare tutto bene ma non possiede un colpo “mortale” per le avversarie, eppure, nonostante la differenza fisica e di talento, è riuscita a portare l’avversaria fino al terzo set restandole incollata fino all’ultimo punto. A fine partita Jasmine si è congratulata con l’avversaria, usando le seguenti parole: “You play such a beautiful tennis”. Ma in Italia tutto questo non è stato colto; fiumi di parole sull’occasione mancata più che sull’evento storico di una giocatrice italiana per la prima volta in finale a Wimbledon.
Jannik Sinner, divenuto numero 1 del mondo dopo aver vinto gli Australian Open (prima volta di un italiano) e diversi altri tornei importanti, quali il Master 1000 di Miami, viene criticato per essere stato sconfitto al quinto set sia a Parigi che a Wimbledon; nel primo caso ha perso contro il futuro vincitore Alcaraz, probabilmente il talento più cristallino che ci sia attualmente nel circuito, nel secondo contro un ex numero 1, il russo Daniil Medvedev, contro il quale aveva vinto, sempre in cinque set, la finale degli Australian Open. La maggior parte degli addetti ai lavori e degli appassionati sembra aver dimenticato che nel tennis c’è anche la sconfitta, e che questa avviene molto più spesso della vittoria. Sinner è attualmente numero 1 perché sta vincendo molto e perdendo poco, ma non si può certo processarlo per due sconfitte contro giocatori classificati tra i primi 5 del mondo.
Per finire, due parole su Lorenzo Musetti, che, dopo aver vinto finora poche partite sull’erba, quest’anno è arrivato in semifinale a Stoccarda, in Finale al Queen’s e soprattutto in semifinale a Wimbledon, poi sconfitto da Djokovic, il giocatore più vincente della storia nei tornei del Grande Slam. Lorenzo ha perso in tre set tiratissimi eppure anche in questo caso, invece che esaltare i progressi del giovane toscano, ci si è rammaricati della mancata vittoria sulla leggenda serba.
Io seguo il tennis da oltre quarant’anni, e sono sempre più convinto che non sia lo sport adatto al tifo. Oh, ho commesso anch’io i miei errori di gioventù tifando, da adolescente, in maniera acritica per Gabriela Sabatini e Stefan Edberg, ma poi mi sono reso conto che in campo ci sono due giovani che mettono l’anima in quello che fanno, e non si può sperare nella sconfitta di qualcuno. Quando guardo una partita di tennis ho naturalmente il mio giocatore preferito, che è quello che ha il tennis più brillante, o la personalità più dirompente, ma non riesco a tifare; seguo attentamente il match, sperando di vedere una bella partita, e più di una volta mi sono ritrovato a maledire il fatto che questo sport crudele non preveda il pareggio.
Diverso è il discorso per il calcio, dove, a mio parere, il tifo è più che appropriato. Nel calcio si segue una squadra che è sempre la stessa nel tempo, nonostante cambino i giocatori. Come è noto io sono tifoso del Napoli fin da bambino, per me la squadra è una delle espressioni della città. Ricordo tanti campioni passare per Napoli: Krol, Diaz, Dirceu, Maradona, Cavani, Higuain, Mertens… Alcuni di questi campioni li ho ammirati, di altri sono stato innamorato pazzo, eppure mai mi è passato per l’anticamera del cervello di cambiare squadra quando questi campioni hanno lasciato Napoli. Proprio perché si tifa una squadra e non una persona, ci sono un paio di squadre che mi stanno antipatiche da sempre, per motivi calcistici o politici, e quindi non mi dispiace quando perdono.
Insomma, il tifo lasciamolo al calcio, e restiamo in trepidante attesa di un nuovo Gianni Clerici!


Maurizio caro,
Rimango sempre estasiato dai tuoi commenti sul tennis. Pieni di passione e conditi da professionalità esagerata, dovuta alla tua preparazione e all’amore che hai per questo sport. Che è anche il mio!!!!!
Solo una cosa: GRAZIE
PS: LA KREIJCIKOVA È MIROSLAV MECIR 2.0 AL FEMMINILE
TU PUOI CAPIRE
mi vergogno a dirlo ma fu Jenny la Tennista a farmi amare il tennis. Poi tanti tanti campioni che ho seguito ( ad esempio amavo McEnroe, Connors, Lendl ai tempi dell’ adolescenza e ovviamente la Navratilova, poi Monica sfirtunata Seles, Jennifer Capriati e Stefy Graf, poi le Williams, la Schiavone e la Pennetta. Io condivido il tuo pensiero su Paolini e Sinner, al tennis non si vince sempre e di Clerici al momento non ne vedo ma intanto sto cercando il biglietto della Davis a Bologna 😊
Aggiungerei che Jasmine è stata la prima , a quasi dieci anni da Serena Williams, a fare la doppietta Finale Parigi – Wimbledon.
Clerici manca ai lettori di tennis come Mura manca ai lettori di calcio ( e della buona tavola). Speriamo iche nasca qualche campione con la penna in mano, in modo che il quadro trovi la giusta cornice.
A proposito tu, nei prossimi anni , che tiene a fa?
AHAHAH
Ecco un po’ di tennis, di atmosfera di tennis, spiegato ai profani! Grazie Maurizio!
Oggi Matteo Berrettini ha vinto il torneo di Gstaad, in Svizzera, e io sono molto felice per lui, perché sta tornando ai livelli che gli competono, sta tornando dove sarebbe già se non avesse patito una serie infinita di infortuni. Tutti i telegiornali stanno celebrando questo momento, cosa che non sempre hanno fatto in passato (Matteo aveva già vinto questo torneo nel 2018). Ciò che mi infastidisce è che la stampa stia celebrando questa vittoria allo stesso modo in cui celebrò la vittoria di Sinner agli Australian Open lo scorso gennaio, senza spiegare che il torneo di Gstaad porta al vincitore 250 punti, mentre gli Australian Open portano al vincitore 2000 punti. In altre parole, in termini matematici il torneo di Gstaad vale poco più di un decimo degli Australian Open. Senza sminuire l’importante vittoria di Berrettini di oggi, la stampa avrebbe il dovere di spiegare tutto questo a chi, grazie ai nostri giovani campioni, sta cominciando adesso a seguire il tennis.
Io, da novizio dello sport come molti altri, ho avuto la fortuna di innamorarmi del talento del maestro Roger; ciò ha fatto sì che prima di tifare un tennista specifico tifassi il bel gioco, l’eleganza, il punto avvincente. Come giustamente dici tu la simpatia è un’altra cosa: vedere vincere Jannik Sinner per me è un gran motivo di orgoglio, ma gioca un ruolo anche la soddisfazione di vedere l’atleta e la persona crescere per giungere alla vetta della classifica, quindi la bella storia sportiva. Per non parlare di Musetti e della Paolini, ma anche della Vinci in tempi non sospetti. A tal proposito comunque calza a pennello il discorso di Federer sostenuto qualche settimana fa al Dartmouth college: la perfezione è impossibile, e per un punto vinto da un giocatore ce n’è uno perso dell’avversario. Questo forse è l’insegnamento più banale, ma anche più importante del tennis. Il calcio attuale ha molto da imparare…