Negli ultimi mesi ho letto diversi libri interessanti, che vale la pena di condividere. Purtroppo la mia velocità di scrittura è molto minore della velocità di lettura, e così alcune importanti letture sono rimaste ancora nascoste. L’estate è in arrivo, per molti di voi tempo di ferie, che permette di dare più spazio alla lettura. Vi propongo allora, in questo articolo, quattro libri da non perdere, libri molto diversi fra loro ma tutti molto ricchi: di informazioni, riflessioni, emozioni. Ve li propongo nell’ordine in cui li ho letti.
Vita e libertà contro il fondamentalismo, di Fabio Poletti e Cristina Giudici, Mimesis editore. Gli autori, due giornalisti, ci raccontano le storie di alcuni uomini, e soprattutto donne, che in Medio Oriente lottano per difendere i diritti umani. Non lottano contro l’Islam o il Corano, ma rivendicano la libertà di culto, credono nella pace e nel diritto universale a non essere succubi di una teocrazia che impone loro cosa vestirsi e come pensare. Alcune di queste persone, come la Premio Nobel Shirin Ebadi o Masha Amini, ci sono ben note. Altre sono sconosciute, eppure le loro gesta sono altrettanto importanti. Un paio di esempi? Il kenyota Malcolm Bidali, che ha fondato un’organizzazione per difendere i migranti che finiscono, senza passaporto né diritti, a lavorare come schiavi nei Paesi del Golfo (un esempio eclatante furono i lavori per la preparazione dei mondiali di calcio in Qatar); Aziza Y. Al – Hibri, teologa, musulmana, femminista, nata in Libano e fuggita negli Stati Uniti negli Anni Settanta, nota per essere la fondatrice e la presidente di KARAMAH, Muslim Women Lawyers for Human Rights, un’associazione che ha come scopo l’assistenza alle donne musulmane nei Paesi islamici, e soprattutto la formazione di avvocate musulmane che applicano la legge tenendo conto anche di una lettura dei testi sacri lontana dagli studi “fondamentalisti” del Corano.

Undici, di Andrej Longo, Sellerio editore. Scoprii quest’autore diversi anni fa, grazie a una raccolta di racconti intitolata Dieci, e da allora Longo è diventato uno dei miei autori contemporanei preferiti. Eloquente il sottotitolo di questo libro: Non dimenticare. Undici racconti che hanno per protagoniste undici donne, descritte in un momento particolare della vita, con il solito linguaggio gentile e poetico di Longo, che mescola sapientemente il napoletano all’italiano. Leggendo questi racconti è facile che, di tento in tanto, spunti una lacrima di commozione. Difficile scegliere quali siano i racconti migliori, proprio perché il livello è molto alto. I miei preferiti? Anche così è molto difficile, ma vi indico tre titoli: L’ultima cena, La cinese e La porta rossa.

Corpi che contano, di Nadeesha Uyangoda, 66th and 2nd editore. Un libro che racconta il corpo, mescolando riflessioni personali, ricordi di bambina, le esperienze di sport fatte da bambina e poi da adulta, la differenza tra la vita in Sri Lanka e quella in Italia. Quello che mi colpì nel primo scritto della Uyangoda, e che ho ritrovato anche qui, è l’impossibilità di classificare il libro. Un po’ saggio, un po’ memoir, e allo stesso tempo molto di più di questo. Lo sport è solo sport, o è anche altro? Esistono veramente sport da femmine e sport da maschi? Quanto è radicato il razzismo, nei campi di calcio o sulle piste di atletica? Tutti questi argomenti e riflessioni sono presenti nel libro. Ho sempre pensato che lo sport fosse molto più di un gioco e che, soprattutto ai livelli più alti, diventasse inevitabilmente un tema politico, nel senso positivo del termine. Molto bella, nel libro, la descrizione del gioco del cricket, ma soprattutto del diverso significato che ha assunto a seconda del popolo che lo gioca. La Uyangoda è una tifosa del Napoli, grazie al suo compagno, ma mi chiedo se non lo sarebbe anche indipendentemente dal compagno, proprio per ciò che Napoli, e il Napoli, rappresentano nel panorama calcistico italiano.

Sembrano uomini, di Fabrice Tassel, Carbonio editore, con la traduzione di Francesca Bononi. In un paesino della Bretagna, la giudice Dominque Bontet deve indagare sul caso dell’incidente mortale di Gabi, figlio di Anna e Thomas Senechal. Deve anche occuparsi di un caso di violenza domestica, che coinvolge Iris LeBihan e suo marito Patrice. Nel corso del romanzo, i destini delle due coppie si intrecceranno. Questo romanzo è un noir, ma non in senso classico, non c’è un vero e proprio assassino da scoprire. Dalla trama apparentemente semplice, descriverei questo libro come l’elogio del dubbio, o meglio il dubbio come stella polare. Una lettura consigliata non tanto a chi vuole semplicemente distrarsi, ma soprattutto a chi vuole riflettere.

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Vari spunti per assumere prospettive meno esplorate sui mondi circostanti, con cui spesso, pur essendoci a contatto nel migliore dei casi, ignoriamo. Grazie