I draghi, il gigante le donne: la guerra vista con gli occhi di bambina

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Tra i cinquantaquattro Stati africani, uno di quelli meno conosciuti a noi occidentali è senza dubbio la Liberia, che fu l’unico Paese del continente a non essere mai colonizzato. Nel 1822 la società privata American Colonization Society (ACS) si impegnò a trasferire un gruppo di ex schiavi neri, affrancatisi negli USA, in Africa, lungo le coste di quella terra che sarebbe diventata la Liberia. Venne proclamata repubblica dai Libero-Americani nel 1847, che si imposero soffocando i diritti della popolazione nativa, adottarono un sistema politico presidenziale e approvarono una Costituzione modellata su quella statunitense. Questa Costituzione non bastò a rendere la Liberia un Paese stabile, che anzi fu spesso vittima di crisi economiche e politiche, che, nella storia recente, sfociarono in due sanguinose guerre civili, che durarono dal 1989 al 1996 e dal 1999 al 2003.

Oltre a conoscere poco questo Paese, conosciamo poco anche la sua letteratura. Prova a colmare questa lacuna la casa editrice e/o, che ha recentemente pubblicato un romanzo di Wayetu Moore. L’autrice, nata in Liberia nel 1985, fu costretta a scappare negli Stati Uniti da bambina, proprio a causa della guerra civile. Nel 2011 ha fondato la casa editrice e organizzazione no profit “One Moore Book”, che pubblica e distribuisce libri per bambini che vivono in paesi poco rappresentati nella letteratura. I suoi romanzi e racconti hanno ricevuto diversi premi e riconoscimenti. Il libro che vi presento oggi, I draghi, il gigante, le donne, tradotto da Tiziana Lo Porto, è stato incluso da riviste prestigiose quali New York Times, Time Magazine e Publisher Weekly tra i migliori libri del 2020.

Partendo dal proprio vissuto, l’autrice racconta la fuga dalla Liberia durante la guerra civile del 1989 e l’arrivo negli Stati Uniti. La piccola Tutu vive con il padre, le sorelline e la nonna in Liberia, mentre la madre sta completando gli studi universitari negli Stati Uniti, quando all’improvviso scoppia la guerra e la famiglia è costretta a fuggire. Il romanzo è il racconto di questa fuga, la guerra vista con gli occhi di una bimba di cinque anni, dove i ribelli che inseguono la famiglia in fuga sono i draghi, il gigante che le protegge è il papà, le donne che le portano in salvo sono la mamma e una bambina soldato, Satta, la cui figura spicca in tutto il libro. La grandezza della Moore sta nel mescolare al linguaggio infantile il linguaggio crudo della guerra, dando così al lettore sempre gli elementi per capire cosa sta succedendo, nonostante la narratrice della storia sia una bambina.

Molto profondo il racconto dell’arrivo negli Stati Uniti e dei tentativi di integrazione nel nuovo Paese. Il racconto non è dissimile da quanto letto in Americanah, romanzo di Chimamanda Ngozi Adichie, e fa tornare in mente le riflessioni della sociologa Robin DiAngelo Fragilità bianca. Ecco alcuni dei pensieri della protagonista, che non possono non far riflettere:

Ai miei veri amori il nostro nuovo paese, o per retaggio o per indottrinamento, era stato insegnato che le donne nere sono quelle che contano di meno. Amarmi era un atto di resistenza, anche se molti lo ignoravano. Lottare per essere vista in amore. Rimanere innamorata malgrado la resistenza. Ecco il mio nuovo paese.

Francamente in Texas ho avuto esperienze più traumatiche della guerra.

Eravamo amiche ma non avevamo quasi niente in comune. Tranne il fatto di essere nere.

In tv quasi non c’eravamo tranne che su quel canale, nei libri che leggevamo non c’eravamo tranne che in quel capitolo.

La maggior parte delle persone elabora il mondo non in base a chi è, ma in base a come viene trattata.

Così noi, venuti da Liberia e Nigeria ed Etiopia, da Ghana e Senegal e Repubblica democratica del Congo, da Kenya, da Zambia e da ogni altro paese, spinti sull’oceano da quelle squame e denti digrignanti, alcuni prima dei nostri genitori e altri dopo, alcuni senza documenti e altri i primi nelle loro famiglie a essere nati col passaporto blu, ci alleniamo a essere neri, essere bianchi, essere americani, essere tutto quello che non siamo.

Forse leggere questi pensieri ci aiuterà a capire un pochettino i tanti migranti arrivati in Italia da terre lontane e ci farà essere un po’ più empatici nei loro confronti.

In poco meno di trecento pagine questo romanzo affronta temi quali la guerra, i bambini soldato, la fuga, l’esclusione, l’integrazione o meglio il tentativo di integrazione. Cosa aspettate a leggerlo?

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